Il quarto comando di Gesù per il mondo…

Comando n° 4
CREDETE IN ME
Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! (Gv 14:1).
Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se no, credete a causa di quelle opere stesse (Gv 14:11).
Mentre avete la luce, credete nella luce, affinché diventiate figli della luce (Gv 12:36).
Poi [Gesù] disse a Tommaso,«Porgi qua il dito e vedi le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente» (Gv 20:27).
Perché Gesù esige che crediamo in lui? E cosa significa davvero credere in lui? Il motivo per cui Gesù esige che crediamo in lui è che tutti noi esseri umani ci troviamo in una situazione disperata e solo Gesù può aiutarci a tirarci fuori. Egli esige che crediamo in lui perché non possiamo tirarci fuori da soli ma dobbiamo guardare a lui soltanto per essere aiutati. Gesù è l’unico che possa salvarci da questo pericolo. È per il nostro bene che Gesù esige la nostra fiducia in lui. È come se un vigile del fuoco ci trovi quasi privi di sensi in un edificio in fiamme, che sta per crollare, ci getti addosso la coperta isolante, ci metta sulle spalle e ci dica poi: «Stai fermo mentre ti porto. Non ti muovere. Non cercare di aiutarmi. Ti porto fuori io. Devi lasciarmi fare. Fidati di me.»
LA NOSTRA SITUAZIONE DISPERATA
Ovviamente, la maggior parte della gente non sente il bisogno dell’intervento salvifico del «pompiere» divino. Per cui, qual è questa situazione disperata dalla quale soltanto Gesù può tirarci fuori? Gesù la mette in questi termini. Notate le espressioni «perire», «giudicato» e «ira di Dio» nel brano che segue.
Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio… Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui. (Gv 3:16-18, 36)
La situazione disperata in cui ci troviamo, dice Gesù, è che l’ira di Dio incombe su di noi. Questo dipende dal nostro peccato (si veda il Comando n° 2). Dio è giusto, e la sua ira è giustamente diretta contro gli atteggiamenti e i comportamenti umani che sminuiscono il suo valore e tendono a trattarLo come un essere insignificante. Tutti noi lo abbiamo fatto. In effetti, lo facciamo ogni giorno.
DIO HA MANDATO GESÙ A MORIRE AL NOSTRO POSTO
La cosa incredibile, però, è che Dio ha mandato suo Figlio, Gesù, in questo mondo non per appesantire questa condanna, ma per togliercela. E il modo in cui Gesù ce la toglie è prendendo su di sé la condanna stessa, morendo al nostro posto e chiedendoci poi non atti eroici di penitenza ma, piuttosto, di fidarci di lui. Gesù ha detto: «Il sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore» (Gv 10:11). In altre parole, la morte di Gesù è stata premeditata. Egli ha dato la sua vita al nostro posto intenzionalmente.
Gesù si vedeva come la realizzazione della stupefacente profezia di Isaia capitolo 53 (cfr. Lu 22:37; Is 53:12). Isaia aveva profetizzato settecento anni prima della venuta di Gesù che un Servo del Signore sarebbe venuto a morire per il suo popolo.
Noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e grazie alle sue ferite noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il Signore ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. (Is 53:4-6)
Il motivo per cui Gesù esige che crediamo in lui è che non c’è nulla che possiamo aggiungere a ciò che Egli ha fatto per salvarci dall’ira di Dio. Gesù è diventato il nostro sostituto. I peccati che avrebbero dovuto portarci alla condanna, Dio li ha fatti ricadere su Gesù. L’amore di Dio ha pianificato uno scambio incredibile: Gesù ha sopportato quello che noi meritavamo affinché noi potessimo godere ciò che lui meritava – la vita eterna. E il modo in cui giungiamo a beneficiare di questa vita è credendo in Gesù. È questo ciò che Egli ha detto: «In verità, in verità vi dico: chi crede in me ha vita eterna» (Gv 6:47; cfr. Lu 8:12).
CHE COSA SIGNIFICA CREDERE IN GESÙ?
Quindi ci sono poche domande più importanti di questa: cosa significa davvero credere in lui? In primo luogo, significa credere che determinati avvenimenti storici siano veri. Quando Tommaso, il discepolo di Gesù, dubitò che Gesù fosse risuscitato fisicamente dai morti, Gesù andò da lui e gli disse: «Porgi qua il dito e vedi le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente» (Gv 20:27). Credere non è un salto nel buio. Ha invece delle fondamenta e dei contenuti. Si basa su ciò che davvero si è verificato nella storia.
Ma credere in Gesù è più che sapere delle cose vere su di lui. Significa fidarsi di lui per chi realmente Egli è: Egli è una Persona vivente. È per questo che Gesù ha detto semplicemente di credere in lui. «Abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me» (Gv 14:1; cfr. Mt 18:6). Credere in Gesù è più che credere a delle cose su di lui. Noi ci fidiamo di lui.
ESSERE SODDISFATTI DI TUTTO CIÒ CHE DIO È PER NOI IN GESÙ
Notate che Gesù si presenta a noi non soltanto come soccorritore nel quale avere fiducia ma come acqua viva da bere – per non parlare del suo presentarsi a noi come Pastore (Mt 26:31), Sposo (Mt 9:15), Tesoro (Mt 13:44), Re (Gv 18:36), eccetera. Che significa «credere in» Gesù come acqua che dà la vita?
Gesù ha detto: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva» (Gv 7:37). «Chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna» (Gv 4:14). In un’altra occasione, Gesù ha collegato questo bere al credere in lui e ad andare a lui: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete» (Gv 6:35). In altre parole, credere in Gesù e bere l’acqua che scaturisce in vita eterna sono la stessa cosa.
Credere in Gesù quando Egli si presenta a noi come acqua che dà la vita non significa semplicemente credere che quest’acqua dia la vita. L’acqua dà la vita quando la beviamo. Gesù dà la vita mediante il nostro credere in lui. Credere in Gesù come acqua, quindi, significa bere l’acqua. Cioè, significa «ricevere» Gesù e tutta la grazia vivificatrice di Dio che ci giunge in lui. «Chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato» (Mt 10:40; cfr. Gv 13.20). Credere in Gesù include bere Gesù come acqua viva che toglie la sete dell’anima. Cioè, significa assaporare ed essere soddisfatti di tutto ciò che Dio è per noi in Gesù.
L’INADEGUATEZZA DELL’IMMAGINE DEL VIGILE DEL FUOCO
Dunque l’immagine che ho usato prima relativa al fidarsi di un vigile del fuoco è insufficiente. È vera, ma ha dei limiti. Gesù è un soccorritore. Dobbiamo stare fermi, non muoverci, permettergli di portarci al sicuro fuori dalla furiosa ira di Dio. Ma potremmo fidarci di un vigile del fuoco per il quale non abbiamo nessuna stima. Potrebbe essere un adultero e un ubriacone, nel suo tempo libero. Egli non ci chiede di credere in lui per tutto ciò che egli è, o di riceverlo, o di assaporare la sua vita. Gesù invece lo fa. È molto più di un soccorritore. Quindi credere in lui è più che fidarci delle sue capacità di soccorso.
Gesù è venuto non soltanto a salvarci dalla condanna ma anche affinché potessimo godere la vita eterna, cioè affinché potessimo sperimentare tutto ciò che Dio è per noi in lui. Egli ha detto: «Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo» (Gv 17:3). Egli conosce i nostri bisogni molto meglio di noi. Abbiamo bisogno di essere salvati dall’ira di Dio, ed è per questo che Gesù è venuto. C’è un solo modo per ottenere questa salvezza: credendo in lui. Perciò questo è quanto Gesù esige dal mondo: «Credete in me».

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